Sono complessivamente 19 le ordinanze di custodia cautelare emesse oggi dal gip di Roma: tre in carcere e 16 ai domiciliari, tra cui i vertici del colosso Tecnis Francesco Domenico Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice.

Gdf: 117 e indirizzo web su auto di servizio

Mimmo Costanzo e Concetto Bosco, che stavano già scontando i domiciliari perchè coinvolti nella prima tranche dell’operazione. Ai domiciliari anche l’imprenditore Giuseppe Ricciardello, padre del sindaco di Brolo e suocero dell’onorevole Nino Germanà; l’imprenditore siracusano Carmelo Misseri.

E c’è anche la Statale 117 Centrale Sicula, cofinanziata dalla Regione, tra gli appalti finiti nel mirino della Procura di Roma.
Molti dei destinatari sono soggetti già colpiti dai provvedimenti dell’ottobre scorso e nei loro confronti vengono ipotizzati i reati di corruzione per l’esercizio della funzione e per atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, autoriciclaggio, favoreggiamento personale, truffa.

In carcere sono finiti Oreste De Grossi, Giovanni Parlato e Sergio Lagrotteria; gli arresti domiciliari sono invece stati disposti per la Dama Nera, Antonella Accroglianò, Concetto Bosco Lo Giudice, Emiliano Cerasi, Giuseppe Colafelice (attualmente all’estero), Francesco Domenico Costanzo, Antonino Ferrante, Vincenzo Loconte, Carmelo Misseri, Andrea Musenga, Elisabetta Parise, Giuseppe Ricciardello, Vito Rossi, Giovanni Spinosa, Paolo Tarditi, Antonio Valente, Sergio Vittadello.

Sono complessivamente 36 gli indagati coinvolti nella seconda tranche dell’inchiesta sugli appalti dell’Anas. Inchiesta che, grazie alla comparazione degli elementi scaturiti dagli accertamenti tecnici e dall’esame del materiale sequestrato a ottobre, ha consentito di accertare, secondo la Guardia di Finanza, come la corruzione individuata “non si limitasse agli imprenditori e dirigenti Anas già arrestati, bensì potesse considerarsi sistemica”.

I finanzieri hanno infatti accertati nuovi episodi illeciti e scoperto ulteriori dirigenti e funzionari Anas che, a vario titolo e in accordo con diversi imprenditori, si sono resi responsabili di corruzione, turbata libertà degli incanti, autoriciclaggio e favoreggiamento personale.

In particolare gli episodi di corruzione erano finalizzati a favorire l’aggiudicazione di gare d’appalto a determinate imprese e a velocizzare l’erogazione dei pagamenti, a sbloccare contenziosi e consentire la disapplicazione delle penali, assicurando indebiti indennizzi in relazione a procedure di esproprio.

“Il mercimonio della pubblica funzione – sostiene la GdF – e la sistematicità dell’asservimento della medesima sono stati i tratti essenziali che hanno caratterizzato per anni” l’operato dei pubblici funzionari dell’Anas che sono stati arrestati oggi.

In cambio di questo mercimonio, i dirigenti, ma anche il deputato di Forza Italia indagato, “hanno ottenuto utilità e provviste corruttive dai titolari di aziende affidatarie di commesse di opere pubbliche di interesse nazionale”. Utilità che, secondo quanto è stato accertato, sono pari a circa 800 mila euro. Le perquisizioni sono state effettuate nel Lazio, in Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Lombardia, in Trentino-Alto Adige, in Piemonte, in Veneto, in Molise e in Campania. Perquisite anche le sedi Anas di Roma, Milano e Cosenza. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati anche 225 mila euro in contanti.