Libia, ucciso l’ostaggio siciliano rapito l’anno scorso.


Salvatore Failla, di origini siracusane, sarebbe stato ucciso durante una sparatoria a Sabrata, in Libia, dove era stato rapito – insieme ad altri 4 italiani – a luglio dello scorso anno. Insieme a Failla, sarebbe stato ucciso anche Fausto Piano, uno dei quattro italiani dipendenti della società di costruzioni Bonatti

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Salvatore Failla, orginario di Carlentini, provincia di Siracusa, da tre anni viveva in Libia per lavoro. Rispondendo sul suo profilo Facebook ad un amico che gli chiedeva se non fosse impaurito a stare in Libia scriveva: “Qualche scontro c’è stato, ma dopo 3 anni ci ho fatto il callo”. Sui motivi che lo spingevano a restare nel Paese africano l’uomo, padre di due ragazze di 22 e 12 anni scriveva: “Il lavoro me lo faccio piacere per forza, la famiglia bisogna pure camparla e mi dà modo di togliermi qualche sfizio“.

Nessun commento per ora da parte dei vertici della Impresa Bonatti, l’azienda parmigiana per cui lavorano Fausto Piano e Salvatore Failla, alla notizia della possibile morte dei due dipendenti. «Non siamo autorizzati a rilasciare alcun commento», è la risposta laconica alle richieste di informazioni su quanto ha rivelato la Farnesina. L’azienda attende insomma di avere maggiori riscontri prima di esprimersi, molto probabilmente con una nota ufficiale.

«Ho sentito in mattina la moglie di Salvatore Failla: è una donna disperata che chiede che il suo dolore venga rispettato. Non c’è ancora assoluta certezza che sia proprio suo marito uno dei due italiani morti, per questo sta vivendo queste ore con infinita angoscia». Lo ha detto l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, legale della famiglia Failla, commentando le notizie drammatiche che provengono dalla Libia. «È un fatto spaventoso: se ci sono responsabilità a qualsiasi livello mi auguro siano individuate», ha aggiunto.

Un video di circa 30 secondi pubblicato sulla pagina del Media Center di Sabrata mostra diversi cadaveri in un appartamento, che si ritiene sia il ‘covo’ dell’Isis che le milizie locali affermano di aver preso di mira nel blitz di ieri sera a Sorman, alla periferia della città costiera dove sarebbero stati uccisi i due tecnici italiani della Bonatti Fausto Piano e Salvatore Failla.

Nelle sequenze si notano alcuni corpi, mentre una voce fuori campo scandisce la conta dei morti, arrivando fino a 14. Ovunque cartoni e almeno un paio di sacchi a pelo di colore rosso, con i quali apparentemente gli occupanti dell’abitazione avevano messo insieme dei giacigli di fortuna.

Secondo le informazioni di intelligence sarebbero vivi gli altri due operai italiani sequestrati in Libia. Lo ha detto, a quanto si apprende, il sottosegretario con delega all’Intelligence Marco Minniti, ascoltato dal Copasir. “Ora la priorità è salvare gli altri due ostaggi, quindi serve osservare un rigoroso silenzio su situazione che sono delicate”. Lo ha detto il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, al termine dell’audizione del sottosegretario con delega all’Intelligence Marco Minniti, dedicata alla vicenda dei due italiani morti in Libia. I morti, ha aggiunto “sono stati riconosciuti utilizzando tecniche fotografiche, ci auguriamo che i corpi rientrino in Italia e pensiamo che ciò accada presto”.

 

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