Inchiesta sul magistrato Saguto per la gestione dei beni mafiosi


La notizia dell’inchiesta è contenuta in una nota ufficiale della stessa Procura di Caltanissetta “allo scopo – è scritto – di evitare il diffondersi di notizie inesatte”.

saguto-535x300Dopo le polemiche, le accuse e le ombre la gestione dei beni confiscati alla mafia diventa un caso giudiziario nel quale è coinvolto perfino il presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Il giudice Silvana Saguto è sotto inchiesta per corruzione, induzione e abuso d’ufficio.

E con lei sarebbero indagati anche l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, titolare di uno studio a cui è affidata la gestione di diverse aziende confiscate, e il marito del giudice, l’ingegnere Lorenzo Caramma, che in passato avrebbe avuto rapporti di consulenza con il legale. Ma quando la moglie non era ancora presidente della sezione del tribunale che decreta le confische.

La dimensione del fenomeno e degli interessi in gioco hanno esposto il giudice Saguto al rischio di rappresaglie. Nei mesi scorsi era stato infatti intercettato un piano per uccidere lei e il procuratore di Agrigento, Renato Di Natale. A Silvana Saguto era stata così rafforzata la scorta e assegnata una nuova auto blindata.

La sezione presieduta dal giudice, che ha difeso «senza ombra di dubbi» la correttezza del suo lavoro e ha annunciato che chiederà subito di essere interrogata, si è trovata al centro di una durissima polemica quando il prefetto Caruso ha sollevato anche davanti alla Commissione antimafia dubbi pesanti sull’ affidamento degli incarichi di gestione. Aveva citato soprattutto il caso della «Immobiliare Strasburgo» confiscata al costruttore Vincenzo Piazza che da diversi anni era gestita dall’avvocato Gaetano Cappellano Seminara. Secondo l’ex direttore dell’Agenzia, il legale aveva percepito una «parcella d’oro» di 7 milioni di euro come amministratore giudiziario. Altri 150 mila euro li aveva incassati come presidente del consiglio di amministrazione.

«Vi pare normale che il controllore e il controllato siano la stessa persona?» aveva sottolineato Caruso. Per questo, aveva spiegato ai parlamentari della commissione, aveva deciso una rotazione di amministratori. Cappellano Seminara aveva replicato ricordando che si occupava di confische da 28 anni con uno studio di 35 professionisti. E quanto ai compensi una cosa, aveva detto, è gestire l’amministrazione dinamica di un’impresa, altra cosa è liquidarla secondo le nuove direttive dell’Agenzia«.

Anche Silvana Saguto era stata ascoltata dalla Commissione davanti alla quale aveva assicurato che la gestione dei beni confiscati a Palermo era improntata alla massima correttezza. E la presidente Rosy Bindi alla fine aveva detto che non c’erano elementi tali da »inficiare condotte delle singole persone«.

Pare che, sulla scia delle polemiche avviate da Caruso, altre denunce siano arrivate alla Procura di Palermo e da questa dirottate a quella di Caltanissetta, competente nei casi in cui siano coinvolti magistrati del distretto di Palermo. Oggi l’annuncio dell’inchiesta per corruzione, con una nota ufficiale diffusa dalla Procura di Caltanissetta »allo scopo di evitare il diffondersi di notizie inesatte«.

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