Cara Sicilia e Mafia capitale, affari con politici e coop: così la cupola degli appalti si spartiva Roma


mafia capitaleQuello che conta è riuscire a «magnasse un pezzo de caciotta». Perché la logica di Massimo Carminati è la migliore sintesi per descrivere i patti trasversali, gli accordi tra opposizione e maggioranza. E non importa se si è “rossi”, “neri”, o anche “bianchi”. Se si è un ex brigatista, un ex Nar, o di estrazione cattolica. Alla fine la soluzione si trova sempre e la caciotta viene spartita equamente.

C’è tutto un mondo che emerge dagli atti dell’inchiesta Mafia Capitale, ed è quello delle cooperative. Sono loro i padroni del sociale, loro i padroni dell’emergenze e del flusso migratorio. Gareggiano senza esclusione di colpi per vincere la partita, grazie a politici corrotti e corruttibili. Basta vedere il decreto di perquisizione di Maurizio Marotta, presidente del cda e direttore generale della Capodarco società cooperativa sociale integrata, per capire come vanno le cose.

C’è in ballo la partecipazione alla gara per aggiudicarsi il Cup, il Centro unico prenotazioni, un appalto che copre tutto il Lazio. La Capodarco lo gestisce da tempo, finché non si fa avanti Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative, socio di Carminati. Scrive il gip «In concorso tra loro e previo accordo tra Testa, Buzzi, Gramazio e Carminati, viene elaborato il progetto di partecipazione alla gara, assunte le determinazioni generali in ordine alla turbativa e utilizzato Gramazio, espressione dell’opposizione in Consiglio regionale per rivendicare, nel quadro di un accordo lottizzatorio una quota dell’appalto, ottenendo così da Maurizio Venafro, capo di gabinetto di Zingaretti, in funzione di garanzia della realizzazione di tale accordo, la nomina di Scozzafava quale membro della commissione aggiudicatrice».

Il gruppo, pur di ottenere l’obiettivo, coinvolge anche altre coop nel patto, e insieme tentano di incidere sul regolare andamento della gara. Gramazio e Venafro fanno la loro parte e la conferma arriva anche dall’interrogatorio di Elisabetta Longo, responsabile della Direzione regionale della centrale degli acquisti, che il 19 marzo scorso ha ammesso di aver inserito «Scozzafava quale componente della Commissione di gara per il Cup su indicazione di Maurizio Venafro, capo di gabinetto del presidente della Regione». Lo stesso giorno, Venafro, sentito anche lui dai pm, ha riconosciuto di aver fornito l’indicazione «del nominativo di Scozzafava alla Longo quale possibile componente di commissione di gara», e che lo stesso gli era stato fornito da Gramazio, il quale era inizialmente il capogruppo del Pdl, ma era rimasto il principale interlocutore per le opposizioni anche dopo le divisioni intervenute nel Pdl».

Per capire meglio perché si è arrivati a questo bisogna, però, fare un passo indietro, tornare a Buzzi e al suo tentativo di convincere Marotta a spartirsi la torta. Tentativo fallito, perché Marotta non vede di buon occhio la loro partecipazione e respinge l’offerta. La circostanza viene confermata dalle intercettazioni telefoniche tra Buzzi e Carminati. Il primo parla con Gammuto, amico e socio in affari: «Allora – racconta – è uscita la gara regionale dove Marotta c’aveva da difende il 60-70 per cento del fatturato che facevano. Gli abbiamo detto: “scusa ce la facciamo insieme, ce li lasci due milioni a noi?“…Dice: “Ah, no, a me me lo devono dì….me lo devono dì…“ Ma chi? “I politici”». Insomma, non ce l’ha voluto lascià, allora io ho chiamato Massimo e Massimo è andato da Gramazio. Siccome è una gara a 4 lotti, uno è dell’opposizione». Succede poi che una delle coop che deve partecipare, la Manutencoop Bologna, sbagli la documentazione ed esca fuori dai giochi. «Sì – conferma Buzzi – è stata ammessa con riserva…a forza…quando l’altra sera siamo andati a cena che c’erano questi della commissione, mi hanno detto che non potevano fargli vincere il lotto perché avevano sbagliato… quindi se ne libera uno. Allora gli ho detto: “che faccio, vado da Gramazio? Risposta: «no, questo non è quello di Gramazio, devi andà da Zingaretti…e ieri sera se semo fatti il giro al contrario, siamo andati da Forlenza che è andato dall’uomo di Zingaretti. Mo se tutto va bene pigliamo il secondo e il quarto, quindi al 50 per cento con quelli che non ce volevano dà niente. Non ce voleva dà due milioni, ne pigliamo 15 l’anno, meglio così».

La storia si ripete quando c’è di mezzo la gara indetta dal Comune di Roma per l’assegnazione di servizi per l’accoglienza di 580 persone presso i residence di Valcannuta e Montecarotto. Buzzi vuole partecipare da solo con la sua cooperativa Eriches 29. E in effetti va così dopo che ha operato sugli altri 14 concorrenti con «accordi collusivi» per far andare deserta la gara. Un affare da 1 milione e 600mila euro. Finiscono nei guai, oltre a Buzzi e a Carminati, anche il costruttore Daniele Pulcini e Gabriella Errico, presidente della cooperativa “Un Sorriso”, una delle 15 potenziali partecipanti che hanno poi desistito, la stessa che si era definita una vittima di Mafia Capitale. Significativo, dopo l’aggiudicazione della gara, un colloquio telefonico tra Buzzi e Carminati. «T’ho telefonato per dire che le gare le avemo vinte tutte – conferma – Ho chiamato pure Pulcini, gliel’ho detto, lui sta a Porto Cervo, che cazzo gliene frega (ride)» E il “nero”: «Cazzo gli frega a lui, quello mica sta come noi che dovemo sta sul pezzo pè magnasse un pezzo de caciotta».

L’inchiesta intreccia quella sul centro d’accoglienza di Mineo

Sotto inchiesta il sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglioni che si difende: «Nessun avviso di garanzia». Fra gli indagati anche Visconti, assessore all’ambiente nella giunta Alemanno, e Venafro ex capo di gabinetto di Zingaretti. Gli interrogatori di garanzia.

Dopo la seconda tranche di arresti di Mafia Capitale, nuove inchieste sul business della gestione dell’emergenza immigrati. In una di queste, a Catania, compare anche il nome del sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione (Ncd), indagato assieme ad altre cinque persone per turbativa d’asta in merito all’appalto per la testine del Cara di Mineo, uno di quelli al centro delle trame del gruppo Buzzi-Carminati. «Ora basta», attacca l’esponente centrista che chiede di «fare luce nel più breve tempo possibile sulla mia posizione visto il ruolo istituzionale che ricopro».

Nel frattempo emergono nuovi nomi dalla lista degli indagati della procura di Roma: fra loro anche Marco Visconti, ex assessore all’Ambiente della giunta capitolina allora guidata da Gianni Alemanno.

Indagato anche Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto del governatore Zingaretti che si era già dimesso tre mesi fa dopo aver appreso di essere indagato dalla Procura di Roma «in un’inchiesta relativa ad una gara d’appalto della Regione».

Calogero Salvatore Nucera, ex capo segreteria di Francesco D’Ausilio quando era capogruppo del Pd in consiglio comunale a Roma.

Della lista fa parte anche il nome di Patrizia Cologgi, ex capo del dipartimento della protezione civile comunale.

Prima tornata di interrogatori di garanzia per i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta Mafia Capitale. Oggi sentiti dal gip Flavia Costantini tutti coloro che sono stati reclusi a Regina Coeli: tra questi Mirko Coratti, già presidente Pd dell’Assemblea ComunaleFrancesco Ferrara, dirigente della cooperativa “La Cascina”; il dirigente comunale Angelo Scossafava e l’ex assessore della giunta Marino, Daniele Ozzimo. Domani sarà la volta di tutti gli indagati condotti ieri nel carcere di Rebibbia. «Non ho commesso reati», si è difeso con il gip Mirko Coratti. «L’interrogatorio è andato bene – ha spiegato il suo avvocato lasciando il carcere – Coratti si è difeso, spiegando che non ha commesso reati, e ha fornito tutti gli elementi. Non sono ottimista ma sono consapevole che Coratti non ha commesso reato, si tratta di dimostrarlo. Siamo nelle mani della giustizia. Le intercettazioni le ho sentite alla radio e potrete far caso che non si sente mai la voce di Coratti. E io movimenti di denaro a favore di Mirko Coratti in questa vicenda non ne ho trovati».

sei indagati a Catania per l’appalto del Cara di Mineo sono il sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione (Ncd); Giovanni Ferrera, «nella qualità di direttore generale del Consorzio tra Comuni, Calatino Terra di Accoglienza»; Paolo Ragusa, «nella qualità di presidente della Cooperativa Sol. Calatino»; Luca Odevaine «nella qualità di consulente del presidente del Consorzio dei Comuni», e i sindaci di Mineo e Vizzini, Anna Aloisi e Marco Aurelio Sinatra. Castiglioni, però, ha spiegato di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia. «Ora basta, apprendo ancora una volta a mezzo stampa per la seconda volta in sei mesi di un mio presunto coinvolgimento, come possibile indagato, nella vicenda del Cara di Mineo», ha affermato chiedendo alle Procure di Catania e Caltagirone di «fare luce nel più breve tempo possibile sulla mia posizione visto il ruolo istituzionale che ricopro». E ha aggiunto: «Ribadisco la mia assoluta serenità nella vicenda e sono immediatamente a disposizione della magistratura per qualunque circostanza che possa essere utile all’indagine per evitare il continuo stillicidio a mezzo stampa».

La decisione del prefetto di Roma, Franco Gabrielli, su un eventuale scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose avverrà entro i 45 giorni successivi al 15 giugno, giorno in cui la commissione incaricata dalla prefettura di verificare se la criminalità è entrata in Campidoglio o meno renderà nota la sua relazione, che al momento è già «corposissima» e composta da «oltre 700 pagine». In caso affermativo si passerà comunque per un’istruttoria del ministro dell’Interno, prima della decisione finale da parte del Consiglio dei ministri. «Il mio predecessore – ha spiegato Gabrielli – a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare, e di una evidente ipotesi di infiltrazioni del Consiglio comunale attivò la procedura attraverso la costituzione di una commissione di accesso che aveva 3 mesi di tempo. Poi questi tre mesi sono stati prorogati dal 15 di marzo al 15 giugno, termine che la commissione anche in conseguenza di questa ulteriore e corposa appendice si prenderà tutto». Ma, ha aggiunto il prefetto, «non vorrei che passasse l’idea di Fabio Quinto Massimo il temporaggiatore.

Le carte dovranno essere ponderate».