7 fermi tra Misilmeri e Belmonte per estorsione.


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Decisiva per il blitz al mandamento di Belmonte è stata la collaborazione di un nuovo pentito, Salvatore Sollima, di Bagheria. Tratti in arresto, tra gli altri, il vertice del mandamento e i reggenti delle famiglie mafiose di Belmonte Mezzagno e Bolognetta

Dalle prime luci dell’alba, i carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, al termine di una complessa attività d’indagine coordinata dalla locale direzione distrettuale antimafia, sono impegnati nell’esecuzione di 7 fermi nei confronti di appartenenti al mandamento mafioso di Misilmeri – Belmonte Mezzagno, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione e minaccia aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

Tratti in arresto, tra gli altri, il vertice del mandamento e i reggenti delle famiglie mafiose di Belmonte Mezzagno e Bolognetta che ne costituiscono articolazione. Imprenditori e commercianti ammettono di essere vittime di estorsione.

I fermati avevano pianificato il pestaggio di un commerciante e il sequestro di un albergatore che non aveva ceduto alla richiesta di pizzo: azioni violente ideate dai boss del mandamento di Belmonte Mezzagno (Pa) finiti in carcere questa notte. Proprio per evitare l’escalation criminale e gli attentati la procura di Palermo ha disposto il fermo di 7 persone.

L’inchiesta è una prosecuzione dell’operazione Sisma ed ha accertato che dopo la reggenza di Franco Lo Gerfo il mandamento è passato nelle mani di Giuseppe Vasta coadiuvato da 3 colonnelli: Alessandro Ravesi, Giovanni Ippolito e Aristide Neri. I carabinieri hanno accertato 5 estorsioni a commercianti e imprenditori che, però, hanno ammesso le richieste estortive e dato un contributo rilevante alle indagini.

Sette persone fermate in un blitz antimafia nel mandamento di Misilmeri-Belmonte. I coinvolti sono:  Giuseppe Vasta, 65 anni, presunto reggente del mandamento, Filippo Bisconti, 54, reggente del clan di Belmonte, Pietro Cireco, 74 anni, reggente della cosca di Bolognetta, Giovanni Ippolito, 47 anni, Aristide Neri, 35 anni, Antonino Pirrone, 45 anni e Alessandro Ravesi, 43 anni.

Secondo gli investigatori avevano pianificato il pestaggio di un commerciante e il sequestro di un albergatore che non aveva ceduto alla richiesta di pizzo: azioni violente ideate dai boss del mandamento di Belmonte Mezzagno  finiti in carcere questa notte.

L’inchiesta è una prosecuzione dell’operazione Sisma ed ha accertato che dopo la reggenza di Franco Lo Gerfo il mandamento è passato nelle mani di Giuseppe Vasta coadiuvato da 3 colonnelli: Alessandro Ravesi, Giovanni Ippolito e Aristide Neri. I carabinieri hanno accertato 5 estorsioni a commercianti e imprenditori che, però, hanno ammesso le richieste estorsive e dato un contributo rilevante alle indagini.

Decisiva per il blitz al mandamento di Belmonte è stata la collaborazione di un nuovo pentito, Salvatore Sollima, che ha iniziato a collaborare per dare un futuro alla figlia.

Il nuovo collaboratore di giustizia, Salvatore Sollima, ha dato un importante contributo all’indagine che stanotte ha portato al fermo di sette mafiosi del mandamento di Belmonte Mezzagno. Sollima è di Bagheria e ha intrapreso un percorso di collaborazione da libero. A fare rivelazioni ha cominciato il 24 febbraio e ha portato alla scoperta, nella sua abitazione, di armi cariche, munizioni e un rilevatore di microspie. Le sue dichiarazioni confermerebbero quanto già detto da altri pentiti bagheresi. Sollima ha un precedente per estorsione, ma era stato scarcerato. Si sarebbe pentito per assicurare alla figlia, una bambina di sette anni, una vita diversa.

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