L’Ocse promuove il governo, Italia verso la ripresa? forse fra dieci anni.


Ormai siamo abituati alle previsioni dell’OCSE da 8 anni a questa parte e tutte si sono rivelate fallaci fino ad ora. E mentre Renzi, Padoan e Poletti gongolano per la promozione, noi siamo sempre più perplessi su una ripresa che, malgrado i pesanti sacrifici chiesti agli italiani, tarda ad arrivare.

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Per il prodotto interno lordo italiano si prospetta quest’anno una crescita modesta ma a ritmo lievemente meno pigro rispetto alle proiezioni precedenti, destinata a ulteriore consolidamento nel corso del 2016 grazie un piano di riforme “ambizioso e di ampio respiro” con un una crescita del nostro PIL dello 0,4% nel 2015.

È quanto sostiene l’Ocse nel suo rapporto sull’Italia in cui stima una crescita che accelererà nel 2016 all’1,3%. Rispetto all’Economic Outlook pubblicato a fine novembre, l’Ocse ritocca così al rialzo di due decimi la proiezione sulla crescita 2015 – 0,4% da 0,2% – e di tre quella sull’anno prossimo, che passa a 1,3 da 1,0%. Il tasso di disoccupazione si attesta invece, nelle previsioni dell’Ocse al 12,3% quest’anno e all’11,8% il prossimo mentre i rapporto debito/Pil è stimato rispettivamente a 132,8% e 133,5%.

Da riforme possibile Pil + 6% in 10 anni
Per l’Italia, sottolinea l’Ocse, «la priorità assoluta resta la riforma del mercato del lavoro, la cui eccessiva rigidità rappresenta un ostacolo alla creazione di posti di lavoro» e «il programma di riforme ambizioso e di ampio respiro per stimolare la crescita», se attuato, potrebbe «determinare un incremento del Pil pari al 6% nei prossimi 10 anni». Il segretario generale dell’Ocse Angel Gurria nella conferenza stampa ha poi dichiarato: «Renzi ha scelto chiaramente un team efficace, nel 2014 si sono fatti grandi passi avanti sulle riforme, molto è stato fatto, ma molto resta da fare».

Il rapporto Ocse «ci dice che la direzione è giusta e i risultati si vedranno e saranno positivi in termini di crescita, occupazione, stabilizzazione della finanza pubblica e abbattimento del debito», commenta il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Secondo Padoan infatti: «La riforma del mercato del lavoro produrrà «un beneficio gigantesco», con «più occupazione, ricchezza, e quindi più fiducia dei cittadini».

Il ministro del Welfare Giuliano Poletti da parte sua si è detto certo che la riforma sarà pienamente in vigore entro giugno: «Entro il mese di giugno siamo certi che praticheremo la piena attuazione di questa legge». Il prossimo Consiglio dei ministri varerà in via definitiva i primi due decreti attuativi del Jobs act sul contratto a tutele crescenti e gli ammortizzatori e il terzo sulla semplificazione contrattuale.

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