Mafia/Colpo al patrimonio di Messina Denaro Sequestrati beni per 20 milioni.


CARABINIERI AUTO GENERICA

Lavori edili in mezza Sicilia, industrializzazione di Castelvetrano, residence turistici da costruirsi per conto di Valtur, in mano al clan del latitante Matteo Messina Denaro.

Questo emerge da un sequestro di beni per 20 milioni di euro contro otto soggetti messo a segno oggi dai Gico della Guardia di Finanza e dai Ros dei Carabinieri. Indagini clamorose sui patrimoni di Cosa nostra cui ha partecipato anche la Squadra Mobile di Trapani. «Il segnale che si vuole dare con i sequestri odierni – dice il capo della Mobile Giovanni Leuci – è che chiunque decida di fare affari con la mafia si vedrà prima o poi beni ed aziende sequestrati. Insomma la legalità conviene». I sequestri sono stati disposti dai Tribunali delle misure di prevenzione di Palermo e Trapani: 3 società, 7 quote societarie e 4 ditte individuali, auto e mezzi industriali, un fabbricato industriale, abitazioni, terreni, fabbricati rurali, polizze assicurative, titoli azionari, rapporti bancari.

La ricostruzione patrimoniale ha permesso di definire le infiltrazioni di “Cosa Nostra” targata Matteo Messina Denaro negli affari di diverse società della Sicilia e del Sud Italia.

Matteo Messina DenaroGli inquirenti hanno poi sequestrato 3 milioni e 400 mila euro a Giovanni Filardo, gestore di un bar, che si è scoperto essere titolare di diverse imprese.

Non meno rilevante quello che si è scoperto esistere attorno alla Spefra costruzioni di Francesco Spezia (circa 2 milioni 200 mila il valore dei beni sequestrati). Il sequestro di beni è scattato anche per Mario Messina Denaro (oltre 8 milioni), cugino pure lui del latitante e per altri imprenditori «il cui comune denominatore è l’appartenenza alla consorteria di Campobello di Mazara, storico feudo del latitante» sottolinea Leuci. Beni sequestrati anche a Vincenzo Torino (1 milione 800 mila euro) e Tonino Di Stefano (550 mila), prestanomi di un oleificio, il “ Fontane d’oro”, nonché Antonino Lo Sciuto (250 mila euro) che si occupava di lavori per il completamento del “Polo Tecnologico” di Castelvetrano e per la realizzazione di un impianto eolico “Vento Divino” nella zona di Mazara.

La mafia a tavolino ha aggirato il “protocollo di legalità” sottoscritto in prefettura. Tra gli altri soggetti colpiti Nicolò Polizzi (3 milioni 400 mila euro), referente per far nascere a Tre Fontane a Campobello di Mazara, una struttura ricettiva che avrebbe dovuto far parte della catena Valtur del cavaliere del lavoro Carmelo Patti, e Girolamo Cangialosi (circa 780 mila euro sequestrati).