Legge elettorale pronti emendamenti su premio a lista e soglia 3%


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La relatrice al Senato del disegno di legge di riforma elettorale, Anna Finocchiaro, ha presentato oggi alcuni emendamenti che recepiscono l’ultima intesa tra il premier Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, mentre rimane da chiarire quando il nuovo sistema, che vale soltanto per la Camera dei deputati, entrerà in vigore.

L’esame della riforma entra da oggi nel vivo alla commissione Affari costituzionali di palazzo Madama, nove mesi dopo essere stata votata in prima lettura dalla Camera, con alcune importanti modifiche che cercano di coniugare meglio le esigenze di governabilità e di rappresentatività.

Renzi vuole che il ddl sia approvato dal Senato al più tardi entro gennaio e poco dopo riceva il via libera definitivo da Montecitorio.

La Finocchiario ha proposto oggi che il premio di maggioranza venga attribuito alla lista (e non più alla coalizione di liste), che supera il 40% dei voti al primo turno (non più il 37%). Se nessuna lista centra il 40%, scatta il ballottaggio tra le due liste più votate.

Il voto dovrebbe produrre sempre un vincitore con una maggioranza assoluta di seggi. Al tempo stesso, viene abbassata al 3% (dall’8%) la soglia di voti per essere ammessi a Montecitorio.

La relatrice propone anche un compromesso sulla questione delle preferenze: nei 100 collegi plurinominali, i capolista sono bloccati, mentre gli altri candidati vengono eletti con il voto di preferenza. L’elettore potrà mettere la croce su un massimo di due nomi oltre il capolista.

Ancora da risolvere è invece la questione su quando entrerà in vigore la legge.

La commissione ha lasciato cadere nel vuoto la proposta del leghista Roberto Calderoli secondo cui l’Italicum varrebbe solo dopo che sia stato cancellato il Senato elettivo con la riforma della Costituzione già in cantiere.

Nel frattempo si applicherebbe per entrambi i rami del Parlamento il cosiddetto “Consultellum“, il sistema proporzionale che deriva dalla sentenza della Corte costituzionale del gennaio 2014.

Renzi ha evocato la settimana scorsa la possibilità di far slittare l’efficacia della riforma elettorale al 2016, cercando di placare i timori di elezioni anticipate di Forza Italia e dei partner di maggioranza.

Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, ha detto oggi che varie ipotesi di norme transitorie sono sul tavolo, anche quella del ritorno alla legge Mattarella.