Un italiano su tre teme di diventare povero


soldi 2014

Solo il 30% sente di avere le spalle coperte dal sistema di Welfare. Lo rivela un’indagine del Censis che sottolinea come ormai i risparmiatori siano l’azienda più liquida d’Italia

Di soldi ce ne sono pochi e gli italiani che temono di impoverirsi ulteriormente si tengono sempre più stretti i loro risparmi.Tanto che, dall’inizio della crisi, la liquidità delle famiglie italiane è cresciuta di ben 234 miliardi arrivando – nel marzo di quest’anno – a 1.209 miliardi di euro dai 975 del 2007. A descrivere l’effetto paradosso di questa crisi è un’indagine del Censis che sottolinea come ormai i risparmiatori siano l’azienda più liquida d’Italia. Un italiano su tre, dice la ricerca, teme di diventare povero. E solo il 30% sente di avere le spalle coperte dal sistema di welfare, mentre la percentuale sale al 58% in Spagna, 61% nel Regno Unito, 73% in Germania e 74% in Francia.

In un contesto così difficile, con crescita e occupazione che non ripartono, gli italiani pensano sia essenziale proteggersi in caso sopravvenga una malattia, la perdita del lavoro o semplicemente per fronteggiare le spese impreviste tenendo i soldi vicini. Nello stesso periodo, infatti, sono aumentati anche i soldi accantonati con assicurazioni e fondi pensione: +125 miliardi di euro (+7,2%). E le polizze vita sono tornate a funzionare come «salvadanaio» per molti italiani: i premi raccolti sono aumentati da 63,4 miliardi di euro nel 2007 a 86,8 miliardi nel 2013.

L’inversione sul fronte della creazione del risparmio si registra dal secondo trimestre 2012, passando da 20,1 miliardi a 26 miliardi di euro nel primo trimestre del 2014 con un incremento nel periodo del 26,7% in termini reali. La propensione al risparmio è salita dal 7,8% al 10%, pure a fronte di una riduzione nello stesso periodo dell’1,2% del reddito disponibile delle famiglie e nonostante la bassa inflazione abbia attenuato la caduta del potere d’acquisto. Avere liquidità disponibile ha continuato ad essere la scelta primaria di tutti gli italiani, anche di quelli che, a caccia di buoni rendimenti, sono tornati progressivamente a mettere soldi nel risparmio gestito e nelle azioni, dopo il crollo degli interessi sui titoli del debito pubblico (l’emissione di Bot del 15 dicembre 2011 dava un rendimento del 5,9%, a giugno 2014 era sceso allo 0,4%). Le consistenze delle quote dei fondi comuni hanno ricominciato ad aumentare dal secondo trimestre del 2012: +82 miliardi di euro al marzo 2014, con una crescita in termini reali del 31%. Le azioni sono ripartite un anno dopo, dal secondo trimestre del 2013: +140 miliardi di euro al marzo 2014, con una crescita del 17% in termini reali.

E con una crisi che non accenna ad arretrare, è ancora boom della cassa integrazione straordinaria. I dati sulla Cig di agosto rielaborati dal segretario confederale della Uil, Gugliemo Loy mostrano che nei primi otto mesi di quest’anno l’andamento è in linea con quelli degli anni precedenti: circa 714 milioni di ore, circa 500 mila posti di lavoro tutelati, ma con un forte rialzo della cassa integrazione straordinaria, 55 milioni nel solo mese di agosto, 413 milioni di ore nei primi otto mesi dell’anno.

«Il dato è sostanzialmente in linea con gli stessi periodi dei precedenti anni di crisi», spiega Loy, «ma sconta il fatto del blocco amministrativo della cassa in deroga, il cui montante di ore sarebbe stato più alto se ci fosse stata certezza negli stanziamenti delle risorse». Nello specifico, con 11,5 milioni di ore di cassa integrazione in deroga richieste dalle aziende (oltre 67 mila lavoratori), il mese di agosto è quello che, rispetto allo stesso mese dei precedenti anni di crisi, ha totalizzato il minor numero di ore richieste. Addirittura un quarto di ore autorizzate rispetto ad agosto 2013. Per Loy questo non significa che le piccole e piccolissime aziende stanno uscendo dalla crisi. Il dato è invece determinato sia dalla coincidenza con il mese di ferie sia, per quanto riguarda la cassa in deroga, dalla persistente carenza di risorse.