Referendum la Scozia dice no all’indipendenza


Referendum  la Scozia dice no all’indipendenza

scozzia votoLa Scozia ha votato contro l’indipendenza in un referendum che ha spaccato la nazione e tenuto la Gran Bretagna con il fiato sospeso, secondo una previsione della BBC basata sulla maggior parte voti scrutinati.

Con i risultati dichiarati da 25 dei 32 collegi elettorali, la BBC dà gli unionisti al 54% contro il 46% di chi ha votato per spezzare un’unione che dura da 307 anni.

Il premier David Cameron, che negli ultimi giorni di campagna elettorale si era impegnato personalmente e aveva maggiore autonomia alla Scozia, si è congratulato con Alistair Darling, il capo del comitato per il no, e parlerà al Paese nella mattinata.

Lo spoglio è iniziato al termine di una giornata storica, con una partecipazione democratica da parte degli scozzesi senza eguali nella loro storia, affluenza record (si attende il dato definitivo ma dovrebbe essere intorno all’85%), lunghe e ordinate file ai seggi elettorali.

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Gli indipendentisti, che hanno promesso un Paese sovrano, prospero e ancorato alla sterlina e alla casa reale, avevano compiuto una clamorosa rimonta e sembravano ad un passo da un successo storico. Ma alla fine ha prevalso il no, che aveva impostato tutta la campagna sui rischi economici e l’incertezza politica che l’indipendenza avrebbe comportato.

Il drammatico spoglio, durato tutta la notte, è stato seguito con un misto di apprensione e speranza da tutto il Paese. Gli scozzesi si sono riuniti nei pub rimasti aperti per l’occasione. I primi dati sono arrivati dalle più piccole e remote contee della Scozia, e il trend è apparso subito favorevole agli indipendentisti. La prima vittoria per il sì è arrivato dopo sette aree scrutinate nel collegio di Dundee, roccaforte indipendentista nota come ’Yes City’. Il si’ prevale con il 57,35% dei voti mentre al no va il 42,65%. Ma è bastato.

In Europa tutti i Paesi in cui esistono rivendicazioni separatiste hanno puntato gli occhi sulla Scozia. Più di tutti la Spagna, dove la Catalogna ha già convocato, nonostante l’ostilità di Madrid e l’irrilevanza giuridica, un suo referendum indipendentista per il 9 novembre. Faceva il tifo per il sì anche la Lega in Italia, con il segretario Matteo Salvini arrivato in Scozia.

Per la Scozia e’ stato il giorno piu’ lungo, quindici ore per decidere se separarsi per sempre dalla Gran Bretagna o mantenere intatto un legame che dura dal 1707. Nella capitale Edimburgo e in molte altre citta’ le file erano cominciate ancor prima dell’apertura dei seggi alle 7 di giovedì mattina, mentre volontari distribuivano bandierine e spillette agli angoli delle strade cercando di convincere gli indecisi.

Per alcuni votare per l’indipendenza è stato il sogno di una vita, adesso infranto. “Sono nazionalista da quando ho 13 anni,” ha detto Tommy Moore, 59 anni, spilletta “YES” appuntata sulla maglietta. “Gli unionisti dicono di amare la Scozia ma sono dei traditori”. Altri si erano detti pronti ad abbandonare una Scozia sovrana. “E’ un’idea ridicola, alimentata da miti e sciocchezze, tra cinque anni saremmo alla bancarotta,” ha dichiarato Graeme Halkerston dopo aver barrato il no in un seggio nel quartiere finanziario. “Se vince il sì, ci trasferiamo in Inghilterra”.

Il voto ha costretto gli elettori a confrontarsi con la fondamentale questione della loro identità e senso di appartenenza: Sono più le cose che ci dividono dalla Gran Bretagna o quelle che ci uniscono? Una studentessa di 18 anni al suo primo voto, Shonagh Munro, racconta: “Mia madre è inglese, mio padre scozzese, sono nata a Glasgow, studio a Edimburgo. Mi definisco scozzese ma sono orgogliosa di far parte del Regno Unito e non ci rinuncerei per nulla al mondo”.