Marcello Dell’Utri è da oggi un detenuto del sistema carcerario italiano


Dell’Utri in Italia ora è in area clinica carcere Parma. Deve scontare 7 anni. La Dia gli sequestra 26.000 euro e agende

Dell'Utri: giudice, in Italia settimana prossima

Dell’Utri – sul cui capo c’era l’ordine di arresto emesso il 7 aprile dalla Corte d’appello di Palermo per la condanna definitiva a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa – a bordo di un’ambulanza, alle 15.45, ha varcato la porta carraia del carcere di via Burla di Parma scortato da due auto della Polizia penitenziaria.

L’ex senatore (e fondatore con Silvio Berlusconi di Forza Italia) è stato portato a Parma perché c’è un centro medico carcerario. La richiesta di trasferimento in quella struttura l’ha fatta lo stesso Dell’Utri (inizialmente doveva andare a Rebibbia) e ha avuto l’avallo dei giudici di Palermo. Il centro – tra i più attrezzati dal punto di vista sanitario – è stato considerato il più adatto per rispondere alle esigenze mediche di Dell’Utri, convalescente dopo un intervento al cuore. Nello stesso reparto in passato era stato ospitato Bernardo Provenzano, poi trasferito a Milano, e attualmente vi è detenuto Totò Riina, il boss di Cosa Nostra.

La lunga giornata del fondatore di Forza Italia era cominciata presto, con l’estradizione dal Libano: il volo Z 827 proveniente da Beirut con Dell’Utri a bordo è arrivato alle 6:45 a Fiumicino. A scortarlo nel volo gli agenti della Dia. Sul velivolo ha viaggiato anche la figlia Chiara.

Nello scalo romano è scattata una vera e propria ‘operazione riservatezza’ attorno all’ex senatore. Niente immagini e tanto meno filmati per i fotoreporter che lo attendevano, anche se sullo stesso volo hanno viaggiato alcuni giornalisti della carta stampata.

Ancora a bordo dell’aereo dell’Alitalia, Dell’Utri è stato preso in consegna da funzionari ed agenti della Polizia di frontiera e accompagnato in uno degli uffici della Polaria per le incombenze burocratiche di rito: ufficiali e funzionari della Dia giunti da Palermo gli hanno notificato l’ordinanza di esecuzione. Ma non è stata solo una procedura di routine: su disposizione della Procura Generale, che aveva disposto il sequestro di “cose relative al reato” per il quale è stato condannato, negli uffici Polaria è stato sottoposto anche a perquisizione personale dagli ufficiali della Dia palermitana.

Sono stati anche perquisiti i suoi bagagli. Durante le perquisizioni sono stati trovati 26.000 euro in contanti, quattro telefoni cellulari, due libretti di assegni, una drive pen e alcune agende personali, che gli uomini della Dia hanno sequestrato.

 Dell’Utri è apparso “abbastanza provato“, ma ha camminato senza problemi nel breve percorso all’interno dell’aeroporto.

Sua figlia Chiara è invece uscita dall’aeroporto per le vie normali. “Abbiamo provato a parlare con lui durante il volo – ha detto una giornalista che ha viaggiato sullo stesso aereo – ma siamo stati sempre bloccati. Siamo riusciti solo ad ottenere alcuni sorrisi e la battuta ‘sono stanco’. La figlia Chiara ha viaggiato a circa metà dell’aereo, aveva un turbante e ha utilizzato all’inizio un velo verde per coprirsi. Ha cercato di parlare in qualche modo con il padre, qualche parolina, qualche segno, per poi tornare in fondo all’aereo. Quelli che lanciava ci sono parsi saluti”.

Dopo il passaggio dagli uffici Polaria l’ex senatore è stato affidato alla Polizia penitenziaria. Per sfuggire ai cronisti l’ambulanza si è mossa dal lato piste, con l’uscita da uno dei 18 varchi di sicurezza decentrati dell’aeroporto. Da lì, alle 10.40, dopo quasi 4 ore dall’arrivo da Beirut, è partito per il carcere di Parma. Una volta giunto, come previsto, è stato assegnato all’ala medica della struttura penitenziaria di via Burla dove saranno monitorate le sue condizioni di salute. (ANSA).

Dell’Utri: “Farei bibliotecario carcere”

L’ex senatore Marcello Dell’Utri ha chiesto di fare il bibliotecario del carcere di Parma, dove da ieri è detenuto nel centro clinico per scontare la condanna. La richiesta da appassionato bibliofilo l’ha fatta al comandante davanti a Massimo Palmizio, coordinatore Fi Emilia-Romagna e fraterno amico dopo avere lavorato alle sue dipendenze in Publitalia, che lo è andato a trovare: “E’ provato fisicamente e psicologicamente. La testa c’è’. Possibile istanza di detenzione alternativa.