Camorra: arrestati due agenti, forse collegati al caso Scajola


scaiolaI due, in servizio uno alla camera dei Deputati e l’altro presso Palazzo Chigi, avrebbero lavorato come talpe dei Casalesi. Intanto l’ex ministro viene ascoltato a Regina Coeli dai magistrati calabresi

Due poliziotti – in servizio uno alla camera dei Deputati e l’altro presso la presidenza del Consiglio dei ministri – sono fra i 18 arrestati nell’ambito di un’inchiesta sulle infiltrazioni di camorra in Toscana.

I due agenti (Franco Caputo, napoletano, 56 anni, e Cosimo Campagna, 57 anni, brindisino) posti ai domiciliari sono accusati di violazione del segreto istruttorio, cioè di aver fatto filtrare notizie riservate, e particolare ancora più interessante, potrebbero essere collegati al caso Scajola.

Anche l’ex ministro infatti poteva contare su una talpa che gli avrebbe fornito informazioni riservate. Ai due poliziotti “infedeli” viene contestato, rispettivamente, l’utilizzo indebito a favore dei Casalesi della banca dati della Camera e di aver riferito al clan notizie riservate acquisite a palazzo Chigi, con particolare riferimento a intercettazioni telefoniche e ambientali nei confronti di camorristi dei clan Schiavone e Russo.

Intanto proprio Scajola da questa mattina alle 10 viene ascoltato dai magistrati calabresi nel carcere romano di Regina Coeli, dove si trova da una settimana. Le accuse particolarmente gravi da cui deve difendersi l’ex ministro Pdl sono il concorso esterno in associazione mafiosa e l’aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, l’ex parlamentare di Forza Italia condannato in via definitiva sempre per mafia. Il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, il sostituto Giuseppe Lombardo e il magistrato nazionale antimafia Francesco Curcio paiono convinti che Scajola faccia parte di una rete (formata anche da persone gravitanti intorno a Forza Italia) che ha  – per interesse economico e politico – favorito Matacena.