Renzi a Palermo: “il 25 maggio consideratelo un referendum”


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Dura una mezz’ora il comizio di Matteo Renzi a Palermo, alla fine di una giornata lunga per l’ex premier che aveva incontrato gli elettori anche a Napoli e Reggio Calabria. “Considerate il 25 maggio come un referendum”, così chiude il comizio il segretario del Partito Democratico, accompagnato sul palco dalla capolista alle Europee, Caterina Chinnici, da Fausto Raciti, numero uno del Pd in Sicilia, e da Davide Faraone.

Renzi è stato accolto dai fischi di alcuni precari e gruppi No Muos in piazza a Palermo che avevano gridato in coro “buffone”. Renzi sta continuando il suo discorso tra gli applausi di buona parte della piazza mentre i contestatori hanno per un po’ continuato a fischiare. Contestazioni a cui ha risposto lo spesso premier: “Mi avevano detto che vi sarebbero stati fischi, ma io ho una notizia per voi: non ci fermeremo. Noi ci riprendiamo la piazza, senza paura”.

ASILI NIDO, INFRASTRUTTURA PRIMARIA. ”Abbiamo un’infrastruttura primaria: gli asili nido. Il paese ha come obiettivo il 33% e la media nazionale è al 13,6, e la Sicilia è al 5,4. Quella degli asili nido è un’assoluta priorità. Se noi non raddoppiamo i dati degli asili nido in Sicilia, che vuol dire investimento nei servizi, non saremo credibili. Bisogna portare avanti la lotta alla dispersione scolastica, che qui è al 25%, il tempo pieno nelle scuole, l’investimento nei progetti per l’inclusione di giovani a rischio”.

 

“EUROPEE, RINNOVARE LINEA POLITICA COMMISSIONE”. ”Finché l’Ue considera la spesa di finanziamento nazionale inserita’ nei patti di stabilità il problema di capacità di spesa da parte di istituzioni nazionali e locali sarà veramente difficile da risolvere. Perché
paradossalmente si autorizza con una mano ciò che si nega con l’altra. Ecco perchè  la discussione sul passaggio delle elezioni europee e del rinnovo della linea politica della commissione e di cambio della strategia di fondo del Paese è una discussione che dovrebbe affascinare le classi dirigenti”. Ha detto il premier Matteo Renzi a Palermo.

”Se noi decidiamo – ha aggiunto – che tutti i fondi che vanno in investimenti per la scuola o la rete a banda a larga sono fuori dai patti di stabilità questo è un bell’elemento di diversità. Se decidiamo che la parte di cofinanziamento nazionale dei fondi europei sta fuori dal patto di stabilità è una bella boccata di ossigeno. Noi siamo tra i principali contribuenti dell’Ue. Noi diamo più soldi di quanto ne riceviamo e siamo uno dei pochi paesi che ha un avanzo primario positivo da anni. La politica recessiva ha bloccato la crescita. Il Pil non cresce il rapporto, debito-pil è più difficile da rialzare e dall’altro lato abbiamo messo molti più denari per salvare gli altri Stati che paradossalmente incidono sul nostro debito. Il tema sull’Europa che vogliamo è fondamentale: ne va di una capacità di spesa di decine di miliardi di euro e quindi di migliaia di posti di lavoro per i nostri giovani”.
”La diversa politica di orientamento della strategia in Europa può concretamente modificare le regole del gioco – ha concluso -. C’è bisogno però che l’Italia affronti i propri problemi interni. La spesa pubblica in questo settore è stata frammentata, divisa in mille progettini e i denari che andavano sui grandi progetti hanno conosciuto il dramma della pubblica amministrazione italiana e dei ritardi che tutti noi conosciamo: la Salerno-Reggio Calabria costerà più della sonda Curiosity”.

 

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