Mercati finanziari in rosso. Kiev: Mosca sposta truppe al confine


L’Ucraina chiede aiuto a Washington. Il Ministro degli Esteri russo: «Le distanze con gli Usa restano tante»

 

Nulla di fatto sulla crisi ucraina dopo l’incontro Kerry-Lavrov. A poche ore dal referendum in Crimea, che si svolgerà domenica 16 marzo, le distanze tra Usa e Russia restano molte.
 La Russia non ha in programma di invadere l’Ucraina sudorientale, ma il Cremlino rispetterà il risultato del referendum in Crimea, dice il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. 
«Non riconosceremo l’esito del referendum», dichiara poco dopo il segretario di Stato americano, John Kerry perché si tratta di una consultazione «illegale». Kerry ha confermato il «forte sostegno» al nuovo governo ucraino. Con Lavrov, ha detto Kerry, abbiamo avuto un colloquio «sincero» e «diretto».

Lavrov: «Nessun piano di invasione»
E a confermare la distanza è lo stesso plenipotenziario russo che dice che non c’è ancora una visione comune con l’Occidente sull’Ucraina e che la Russia non ha bisogno di strutture internazionali che aiutino la mediazione con Kiev. Domenica la Crimea voterà sull’annessione alla Russia. «La Federazione russa non ha e non può avere alcun piano per invadere la regionesudorientale dell’Ucraina», ha aggiunto Lavrov.

L’appello di Ban Ki-Moon
Le parole di Lavrov arrivano dopo quelle del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che si è detto «preoccupato» per le conseguenze del referendum, rinnovando l’appello per rispettare «l’unità, l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina». Ban ha aggiunto di essere in contatto con i leader del mondo per trovare «una soluzione pacifica alla crisi» attraverso un dialogo diretto tra le parti. «Il referendumsulla secessione della Crimea dall’Ucraina è completamente in linea con il diritto internazionale», gli ha replicato il presidente russo, Vladimir Putin, in una conversazione telefonica.

Ucraina chiede aiuti militari agli Usa
La Russia flette i muscoli con nuove manovre militari nelle regioni occidentali, a un passo dal confine con l’Ucraina, e invia una decina di aerei da guerra in Bielorussia contro il rafforzamento Nato nei cieli di Polonia, Romania e Lituania. Kiev risponde a Mosca istituendo la Guardia nazionale: un gruppo armato che potrà contare su 60 mila uomini e che sarà alle dipendenze del ministero dell’Interno. L’Ucraina ha dichiarato apertamente di temere un intervento russo su larga scala e per questo avrebbe anche chiesto agli Usa non solo armi e munizioni, ma un sostegno in materia di intelligence.

 

 

Usa e Ue preparano una risposta dura 
Intanto, il presidente russo Vladimir Putin ripete che la crisi non è da attribuire a Mosca, ma ammassa le truppe lungo il confine. E l’Occidente prova a reagire: gli Usa e l’Europa stanno preparando una «risposta dura» al referendum, già per il 17 marzo, all’indomani del voto, ha assicurato il segretario di Stato Usa John Kerry. «Se non ci sarà modo di andare avanti e risolvere la questione, ci saranno dei passi molto seri lunedì in Europa e qui negli Usa relativi alle opzioni a nostra disposizione», ha spiegato il capo della diplomazia americana. Se andate avanti così sarà una catastrofe, ha detto invece Angela Merkel. «I danni ha aggiunto – saranno enormi, tanto politici che economici».