90011 … Odissea nello strazio (1) Bagheria la città dei morti viventi.


cere Certosa bagheriaOgni volta che torno nel mio paese ho l’impressione di vivere in una città di morti viventi, di zombie che vagano nei meandri di questo paesotto, reso impraticabile e oltremodo invivibile … è un paese malato il mio, fermo, immobile … tenuto in coma farmacologico per mancanza di risorse intellettuali ed ora anche economiche.

Sembra un paese incantato il mio paese, svanito, deserto, senza vita e relazioni: un luogo geografico arido e senza anima; eppure è stato il paese dei Cirincione, dei Bagnera, dei Guttuso, nell’ultimo secolo della sua esistenza; il paese dei limoni, dei carretti, delle fabbriche agroalimentari, Bagheria , immersa nel verde della Conca d’oro, zona di villeggiatura dei nobili siciliani, che con le loro ville hanno reso Bagheria famosa in tutto il mondo.

Di Bagheria, città delle ville e dei mostri, sono rimasti solo i mostri, creati nell’ultimo mezzo secolo.

Bagheria certosaSi inizia con lo scempio edilizio degli anni 50/60 con la distruzione del Parco della Certosa, ricco di alberi secolari, e dell’annesso museo delle cere, ricco di sculture rappresentanti eventi e personaggi storici del 700 e della vita quotidiana dei monaci trappisti, che avevano abitato il Palazzo della Certosa e ne avevano curato e mantenuto il museo annesso al Palazzo Butera dei Branciforti, prima costruzione di rilievo storico urbanistico del Borgo di la Baharia.

Da quel momento, il bellissimo Parco della Certosa diventa un agglomerato di case, che circonda Palazzo Butera e lo soffoca a sud, est ed ovest; si salva solo la facciata nord, perché già Branciforti, da lì tracciò il corso Butera e nel tempo consegnò a Bagheria il lungo corso che da Bagheria porta alla marina di Aspra (cosiddetto rittufilu).

Bagheria-sfondi20bagheria-villa20valguarneraNegli anni 70/80 un altro polmone verde di Bagheria viene preso d’assalto e si compie un altro scempio edilizio sull’immenso parco di Villa Valguarnera dei Principi Alliata.

Nel frattempo un’altra villa, la Villa Palagonia, in mano di privati viene abbandonata al degrado e così anche la Villa dei Mostri dei Principi di Gravina, viene circondata di case e gli stessi dammusi della villa diventano botteghe artigiane o commerciali, con la creazione di accessi dall’esterno della villa stessa.

Da questi primi cenni possiamo comprendere come questa città si sia ingrandita diventando piccola e incalcolabile. Tutto nasce da un approccio tutto speculativo e poco culturale all’espansione di un borgo rurale, che subito si trasforma in Paese e poi vuole diventare città, radendo al suolo secoli di storia del territorio e costruendo il nuovo paese, soffocandone prima fisicamente il patrimonio architettonico e naturale, e poi distruggendo  la storia e la cultura del proprio territorio.

Bagheria. Ragazzi sul carretto sicilianoIn questo contesto anche il tessuto sociale ne risente ed è il risultato di una cultura furbesca e distruttiva. Le comunità si creano attorno a dei valori universali e condivisi : l’Amore, la Bellezza e la  Cultura.

L’ Amore per il proprio paese avrebbe evitato gli scempi sopradescritti ed evitato che la città crescesse a discapito della salubrità dell’ambiente, del verde, della natura. Abbiamo preferito la speculazione edilizia, distruggere la naturale bellezza dei nostri luoghi, praticando la cultura del Mio e non del Nostro, esacerbando l’egoismo e l’interesse personale, distruggendo il passato di tutti a vantaggio di un presente per pochi e di un futuro per nessuno.

La Bellezza dei nostri luoghi era un dono che il cielo aveva destinato a tutti Noi: il Dio Natura ha avuto la bontà di regalare a tutti, senza distinzione di sesso, razza o stato sociale la Bellezza, ma sta a noi conservarla e preservarla, se ne riconosciamo il valore; non siamo stati capaci di questo e supinamente abbiamo accettato la prevaricazione, il sopruso, lo scempio. Ciò che siamo oggi è il risultato di ciò che siamo stati ieri.

La Cultura, (intesa come quel bagaglio di conoscenze e di pratiche acquisite, ritenute fondamentali e che vengono trasmesse di generazione in generazione, o antropologicamente intesa come quell’insieme complesso che include il sapere, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume, e ogni altra competenza e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società) è venuta meno.

Una comunità che non ha saputo coltivare e mantenere i propri valori materiali e morali, non è una comunità: è questa la grave colpa dei baharioti: non essere riusciti, ad oggi, a sentirsi comunità, ad avere il senso dell’appartenenza.

Sociologicamente per appartenere ad una comunità servono caratteristiche forti, tali da creare un’identità degli appartenenti, tramite una storia comune, ideali condivisi, tradizioni e costumi.cere Certosa bagheria

Una vera Comunità compiuta deve essere vista come un’estensione della famiglia. Una dimensione di vita comunitaria implica la condivisione di un sistema di significati, come norme di comportamento, valori, religione, una storia comune, la produzione di artefatti.

Se oggi siamo quel che siamo non possiamo rimproverare nessuno se non noi stessi. Ciò che siamo oggi è il risultato di ciò che siamo stati ieri.

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